Tre personaggi: due veri (narratore e bambina) e uno virtuale (virusch).
Il narratore siede con il libro sulle ginocchia e recita la propria parte. La bambina mima le scene e recita i relativi testi. Virusch consiste in una pallina verde, eventualmente luminosa, attaccata ad un lungo bastoncino flessibile. Il narratore la fa oscillare attorno alla bambina a secondo delle esigenze della narrazione
Narratore – con voce da vecchio esagerando il tono da narratore “all’antica”
“ C’era una volta tanto tempo fa.. in un castello in cima ad una montagna...
Bambina – sbuffando
“Papà!
Narratore
`”Eh ? cosa?
Bambina
“Basta con fate, castelli e draghi! Una storia moderna!
Narratore – raddrizzandosi e con voce normale
Ah si! Capisco... scusa... Dunque..
“Eccovi allora la storia di una bambina dei nostri giorni: una bambina moderna,
La bambina recita le moine di una bambina veziosa, che saltella in giro
Narratore – sarcastico
“ Ho detto bambina moderna, non bambina scema.. Stavo dicendo: Emy è una bambina moderna, a cui piace lo sport, piace giocare, piace abbastanza leggere, e piace MOLTO il computer.
Emy, quando la scuola e gli altri impegni glielo permettono, ama sedersi nella penombra della sua cameretta, di fronte allo schermo luminoso. Per lei é come trovarsi di fronte ad una finestra magica su un mondo affascinante. Si possono mandare e-mail agli amici, cercare i siti dei propri cantanti preferiti, controllare parole difficili e leggere storie fantastiche, scoprire i segreti del lupo o come vivono gli esquimesi. Ascoltare musica, stampare le foto ...
Bambina
Va bene, abbiamo capito!
Narratore
“Ecco! Dicevo... La nostra storia nasce proprio in una sera così. Emy era seduta al suo computer e stava cercando alcune informazioni per una ricerca scolastica. Fuori imperversava un temporale e a volte i fulmini sembravano cadere proprio vicini, illuminando tutta la stanza. Ad un certo punto....
Bambina - urlando
BABAAAAM
Narratore
Eh NO! dovevo farlo io! BABAAAM (si spegne la luce)
La bambina era seduta con le spalle al pubblico – al buio si alza, sposta la sedia e si gira in modo che quando si accende la luce sia in piedi di fronte
Bambina - guardandosi in giro
“È saltata la luce! o forse si è rotto il computer..
Devo avere perso tutto quello che stavo facendo. Cosa è successo?
Narratore
La domanda era legittima. Infatti, a mano a mano che i suoi occhi si abituavano alla luce fioca, Emy si accorgeva che attorno non c’erano più i mobili della sua cameretta, i libri, i peluche, ma ...
Un intrico di fili come una ragnatela sottile, cavetti colorati lungo i quali correvano puntini luminosi, binari luccicanti, piccole luci che si accendevano e spegnevano, e un brusio come se fosse caduta dentro un alveare. Le sembrava che tantissimi insetti le volassero attorno alla testa e che altri le passassero velocissimi accanto scoppiettando.
Emy non capiva ed era molto spaventata
Bambina
“Aiuto! Dove sono, cosa succede!
Virush
Stai calma! Finirai per..
Bambina spaventata
“Ahaaaaaaaa!
Il puntino verde lancia un urlo e compie un grande arco – la bambina si volta
Virush
“Ahaaaaaaaaaaaa!
Bambina
“Chi è? Chi sei?
Virush
Chi sei tu? Mi hai fatto spaventare Non si grida così!
Bambina
Dove sono?
Virush avvicinandosi
“Sei davanti a me. A esattamente 1024 pixel di distanza...
Bambina spazientita
“Intendo dove mi trovo, cos’é questo posto?
Virush
Ma è il computer di Emy, naturalmente: (con voce meccanica) Pentium 4, 2,5 Megahertz, 12 gigabyte di ..
Bambina
Ma sono io Emy!
Virush
Evviva sei arrivata! Ti stavo aspettando. Mi chiamo Virush, e abbiamo molto da fare...
Bambina
Sei un virus? Ma allora sei una di quelle cose che rompe i computer?
Virush
Mi chiamo ViruSH! E... (con voce più triste) sì sono un virus... ma sono buono.
Bambina (incredula)
Un virus buono?
Virusch
Ti giuro. Adesso ti spiego...
E Virush si sedette vicino alla bambina – beh non proprio seduto, poichè non aveva le gambe, ma a Emy sembrò che Virush le si fosse seduto accanto.
Virush
“Tanto tempo fa, arrivai - non so più come - nel computer di una bambina, io ero un virus piccolo e un po’ stupidino. Non so chi mi avesse creato, ma non ero stato fatto per fare del male. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma l’unica cosa che io sapevo fare era di starmene buono buono da qualche parte nel computer e - una volta alla settimana - alle cinque in punto, apparire come un puntino sullo schermo e fare “Bing”
Bambina
Bing?
Virush
Si, “Bing” – davo solo un po’ noia, ma la bambina non si era neanche accorta di me. Pensava che fosse normale che il venerdì alle cinque in punto il suo computer facesse Bing!.
Il resto della settimana lo passavo in posto che chiamavamo BUS, era un incrocio di strade piene di traffico, di luci, di musica e di altre cose. Era molto divertente. Mi mettevo al tavolino del bar che c’è all’angolo – si chiama “Windows Bar” - e guardavo passare quel fiume di luci e colori. C’erano i vagoni che andavano alla stampante pieni di parole e di immagini, c’erano le canzoni e i pixel colorati, e i messaggi che arrivavano dal mouse e quelli della tastiera...
Beh, un giorno sono lì al bar quando... si apre la porta.
Nel locale cade il silenzio. Entrano tre personaggi. Grandi tre volte più di me, con occhi freddi e verdi e mantelli come ali di pipistrello. Uno era tutto vestito di nero, uno di rosso e uno di blu. Portavano stivali alti che risuonavano sul pavimento. Sono andati al banco e hanno preso da bere. Tutti quelli che erano nel bar facevano in modo di non guardare e parlavano sottovoce. Avevamo tutti un po’ paura.
Ad un certo punto uno dei tre mi ha visto, mi ha indicato ai suoi amici e sono venuti verso di me.
Quello nero, con una voce tagliente e beffarda mi ha detto:
“Guarda, guarda, cosa abbiamo qui? Un virus... anzi un microbo” e giù a ridere!
Beh – un po’ di orgoglio ce l’ho anch’io, e così tutto rosso in faccia dissi: “Sono un virus!
Quello rosso si abbassa verso di me e dice: “No, microbo, tu non sei un virus, NOI siamo virus! Noi possiamo svuotare questo computer in un millesimo di secondo e lasciare solo una scatola fumante.” Poi ridendo se se sono tornati al banco.
Io mi sentivo piccolo e stupido e loro sembravano così forti e in gamba. Allora sono andato da loro e gli ho detto “Insegnatemi!”
Per farla breve... mi portarono con sè. Passammo tutta la notte a fare .. beh quello che fanno i virus.
Il giorno dopo aspettai tutta la giornata che la bambina accendesse il computer. Non mi rendevo conto di quello che avevo fatto, mi sembrava uno scherzo divertente ed ero ... ero fiero di essermi comportato da grande.
Alle cinque la bambina tornò da scuola e accese il computer. Non ci mise molto ad accorgersi: era tutto sparito: la sua ricerca sui lupi, le foto del suo compleanno, la musica... tutto.
Io alle cinque in punto feci “Bing” ma lei piangeva...
Bambina
Oh che storia triste! Ma allora ho ragione
Virusch
Aspetta! Ero così mortificato che decisi che avrei dedicato la vita a combattere i virus – quelli veri. E così ho fatto.
Bambina
E come fai?
Virusch
Sono diventato molto bravo. Quando mi accorgo che nel computer girano dei virus, prima che questi possano agire, io inizio a fare Bing come un disperato, nascondo qualche cartella (ma senza distruggerla), cambio i colori dello schermo, cose così. Quasi sempre il proprietario del computer si preoccupa e lo fa controllare. Prima che sia troppo tardi.
Ma adesso basta parlare di me! Dobbiamo sbrigarci. Sai i tre cattivi di cui ti ho raccontato! I tre virus dell’ Windows Bar? Sono qui, e dobbiamo fermarli.
Bambina
Dobbiamo?
Virusch
Ma certo, è per questo che ti ho fatto venire qui. Ho provato in tutti i modi ad avvisarti, ma con te non c’è verso. Sai quanti Bing! A proposito, spero che ti serva di lezione: non bisogna scaricare giochini da internet!
Bambina (contrita)
Scusa
Virusch
Non importa, ma adesso, dobbiamo agire, fra pochi minuti qui sparirà tutto,
Bambina
Tutto?
Virusch
Tutto, dai fai qualcosa...
Si guardano per alcuni secondi in silenzio
Virusch
Allora?
Bambina
Allora cosa?
Virusch
Fai qualcosa
Bambina
Ma io non so cosa fare, non capisco niente di computer
Virusch
Ma sei tu la padrona
Bambina spazientita
Lo uso! Mica so come è fatto dentro. Dovevi far venire un tecnico non una ragazzina
Virush
Siamo rovinati! Ci resta una sola cosa da fare: dobbiamo andare dal vecchio saggio che sa tutto, lui ci può aiutare.
Bambina
Chi è il vecchio saggio?
Virush
Gugle... tu lo chiami goooogle, ma si dice guugle.
Così partirono, entrando sempre più profondamente nei segreti del computer. Camminarono lungo le strade di rame, mentre sulle loro teste torreggiavano parti colorate come i palazzi di una città marziana. Virush le spiegava quello che vedevano: “quello è il disco, l’harddisk - diceva indicando un immenso piatto che girava velocissimo – quelle sono le memorie...
Bambina
Sembrano armadietti con le gambe, E quello?
Virush (ironico)
Quello è il conte Word. Conosce tutte le parole ed è sempre occupatissimo a correggere tutti gli sbagli che fai scrivendo..
Bambina
Uffa!
Virush
Eccoci, in fondo al viale abita Google. Mi raccomando non fare troppe domande se no quello ci tiene lì una settimana.
Arrivarono in una bella casa tutta colorata. All’interno c’erano migliaia di armadi e migliaia – forse milioni - di scaffali, Tutti pieni di classeur, libri, fascicoli, scatole, indirizzari, fotografie e quaderni.
Il signor Gugle, era molto grasso, teneva contemporaneamente tre penne in ogni mano e mentre parlava continuava a scrivere con tutte e due le mani su un plico di fogli. Centinaia di piccoli aiutanti correvano senza posa avanti e indietro, tra la sua scrivania e gli scaffali, portando foglietti pieni di appunti.
Virush spiegò al Signor Google il problema, la bambina si presentò e tutti e due attesero in riverente silenzio che il saggio parlasse.
“Ahem, Ahem, - disse il Signor Google schiarendosi la voce – Molto inusuale! Molto inusuale! Una bambina in un computer.. Devo ricordarmi di fare una ricerca di casi analoghi. Così voi dite che abbiamo i Tre Virus nella nostra città: molto pericoloso. Bisogna agire... Molto in fretta. Molto presto ci saranno molti guai.. Molto bene...
Emy incominciava a spazientirsi di tutti quei “molto”
Bambina
Ma insomma, cosa devo fare?
Google
Molto giusto!
Dovrai andare in un posto che si chiama CPU: è il cervello di tutto il computer, è molto sorvegliato e dovrai essere molto forte e coraggiosa. Cercheranno di fermarti, devi essere molto veloce e decisa. Troverai un bottone con la dicitura RESET. Quando lo schiacci tutto verrà rimesso a posto. Il computer tornerà come quando l’hai comprato. I virus verranno distrutti, ma i tuoi dati saranno salvi.
A proposito! I tre Virus sono molto vicini. Non avete molto tempo.
Virush e Emy ringraziarono, salutarono in fretta e si precipitarono fuori.
Emy gridò
“Molte grazie, molto gentile e molto obbligata..”
e Virush le diede uno strattone guardandola severamente.
Corsero a perdifiato per le vie luccicanti scansando i mille abitanti di quello strano mondo, quando ad un tratto...
Bambina
Cosa sono quelli?
urlò Emy indicando delle grandi sfere che bloccavano la strada
Virush
Sono gli Antivirus, cercheranno di fermarci. Stammi vicino
Le sfere sembravano fatte di gelatina: quando due si avvicinavano una all’altra facevano BLOOOP e si univano in una sfera più grande. Tutto quello che toccavano restava attaccato alla loro superficie appiccicosa.
Virush e Emy corsero, saltarono e schivarono. Dovevano buttarsi attraverso i passaggi più stretti, tuffarsi come Tarzan tra i fili colorati, nascondersi negli angoli bui per poi correre via ancora.
Bambina
Ne arrivano altri... con i denti
Virush
Quelli sono peggio! Ma ho un’idea. Separiamoci! Io sono un virus e seguiranno me, tu entra in quel corridoio, in fondo troverai il bottone Reset
Bambina
Cosa sarà di te?
Virush
Io sono troppo furbo per degli stupidi Antivirus – Non preoccuparti.
Vai, adesso corri
Virush fece un fischio e iniziò a correre – Come aveva previsto, tutte le sfere lo seguirono. Emy corse verso la porta, poi lungo un corridoio ed infine arrivò in una grande, grandissima, sala con così tanti puntini luminosi e colorati che sembrava di stare dentro una nuvola-arcobaleno. In mezzo alla stanza girava un bottone rosso con la scritta RESET.
Emy si avvicinò e allungò il braccio... C’era nella sua testa un pensiero che la disturbava – Le sembrava di aver dimenticato qualcosa, ma non sapeva cosa...
Allungò ancora il braccio...
In quel momento dal corridoio sbucò Virush come una pallina impazzita
Virush
Stanno arrivando! I tre virus cattivi. Hanno fatto una battaglia con gli Antivirus, io sono scappato, ma ora i tre sono all’inizio del corridoio. Schiaccia il bottone
Bambina
Virush! Sei salvo! Aspetta!
Adesso capiva cosa la disturbava
Bambina
Se schiaccio il bottone anche tu sarai distrutto: sei anche tu un virus
Virush
Lo so, ma non importa. Se non lo schiacci perderai tutte le tue cose più preziose.
Bambina
Ma un amico è più prezioso di una lettera o di una fotografia..
Ma non potè proseguire. Dal corridoio sbucarono tre tipacci enormi, con gli stivali che rimbombavano nella grande sala e i mantelli che schioccavano come fruste. Le loro risate riempirono l’aria. Mentre avanzavano, tutte le migliaia di lucette colorate iniziarono a spegnersi
Virush
Premi
Bambina
NO, non voglio perderti, tu sei buono.
Virush
Allora lo farò io
Ma la bambina lo afferrò stringendolo al petto
“Troppo tardi !” dissero i tre virus cattivi ad una voce ...
e tutto piombò nel buio.
Si spegne la luce
Quando Emy aprì gli occhi si ritrovò nella propria cameretta, davanti al computer spento. Ho sognato – pensò - devo aver sognato...
Poi allungò il dito e accese il computer...
Dopo alcuni istanti aveva davanti agli occhi le icone e i colori di sempre. Ma tutte le sue cose erano scomparse. Le foto del compleanno, le canzoni, le poesie che aveva scritto, i giochi, la ricerca sul lupo..
Mentre guardava, il puntatore sullo schermo si spostò di colpo, senza che lei avesse mosso il mouse e – proprio in mezzo allo schermo - apparve
una G, poi una R, poi una A, poi una Z, poi una I, infine una E...
E il computer fece una cosa bellissima: fece Bing.
Conclusione
Qui finisce la nostra storia. Emy fece controllare il computer da un tecnico, ma di virus (quelli veri) non ce n’erano più. Non ci mise molto a ricostruire le cose perse e continuò ad usarlo, divertendosi molto a pensare al Conte Word tutto preso a correggere i suoi errori, e al Signor Goooogle (anzi Gugle) che scriveva a due mani mentre i suoi aiutanti correvano in giro.
E poi ogni tanto succedeva che, quando la mamma chiamava per la merenda, Emy rispondesse: “Un attimo, sto aspettando che il computer faccia Bing.
La mamma non capiva, ma noi sì, vero?
Storia della bambina che cadde nel computer
Storia raccontata assieme a Francesca alla Notte del Racconto 2006, a Isone.
Ottobre 2006