La si era d’una domenica di dicembre, bella che ti gelava via la punta del naso e persino le orecchie moccolavano con certi ghiaccioli che sembravavno i ceri del venerdì santo. Un sole così non s’era mai visto, nemmeno per le processioni di Santa Rosalia, che di solito la calura  ne mieteva tanti che s’usava dire ” quella è talmente vecchia che a Rosalia la volta via.” Anzi di sole proprio non ce n’era, chè una nebbia uggiosa penetrava le ossa e ti metteva addosso una gioia di vivere che bastava guardare quegli alberi grigi, i prati grigi e il profilo nero dei monti che si stagliava contro il bianco malarico del cielo che uno si chiedeva che ci vanno a fare ai Caraibi.

Un’acquetta trista e naturalmente grigia gocciolava dalle foglie lungo il tratturo.

‘Ntoni scendeva mesto, spingendo innanzi la carrozzella che, per l’acciottolato sconnesso, caracollava forte da sembrare in preda alla tarantana. All’interno, la creatura per gli scossoni aveva già perso il ciuccio, la cuffietta e il pannolino e s’era cacciata tre volte il pollice nell’occhio.

‘Ntoni non se ne curava proprio, con quel suo cappellaccio Timberland e la barba grigia che gocciolava  come i finocchi selvatici spruzzati d’acqua benedetta che si mettono innanzi alla madonna del risparmio per la festa della Cassa Rurale. Ntoni non se ne curava, preso com’era dai suoi pensieri che se me li potessero leggere mi darebbero la scomunica, mi darebbero.

Che ci ha un bel dire la Lupa, ”Vai ‘Ntoni, vai, porta a spasso la pupa, vatti a fare un giro, che gli fa bene alla creatura.”

E su e giù, e su e giù, per questo paese che non è mica la Ollanda. Solo salite e salite che ci hanno trovato il modo di fare le salite senza le discese.”

E la Lupa lo aspettava, pallida come se avesse la malaria, ma con due poppe fresche e rosse che ti mangiavano.

Con le braccia ai fianchi, lo guardava passare al ‘Ntoni e gli gridava : ”’Ntoni ‘ndo cacchio vai?” con un bel vocione forte che si sentivano dietro le persiane del paese strabuzzare le comari e anzi le tre più anziane erano rimaste secche, che Don Riccardo, già preso di suo, le aveva detto ”Lupa, ne ammazzi più tu dell’addiesse, Dio sia lodato!”

”Sempre sia lodato” rispondeva la Lupa

”Amen” farfugliava  ‘Ntony

Il nonno scoreggiava ed erano tutti contenti.


Quel giorno la Lupa era scesa in strada e quando vide ‘Ntoni gli disse: “Sono sei notti che non dormo, tu te ne vai a spasso ed io mi arrabatto con quattro stracci a fare oppi oppi fino a notte fonda. Tale e quale l’asino di compare Alfio, la mattina allungo il collo per veder che vengono a mettermi il basto. Io non ci resisto. Voglio tornare tra la gente che passa il tempo a scialarsi tutto il giorno e le donne piene di anelli meglio della madonna dell’Orgnina che vanno in giro a rubarsi i marinai.

Ntoni si mortificò e fece per dire che lui con tutto il rispetto la butterebbe anche la creatura, che non s’era preparato proprio, che l’era un regalo del Signore arrivato così all’improvviso forse perchè  aveva rubato una gallina a Don Riccardo e che, secondo lui, chi fa peccato finisce in un inferno dove si va avanti indietro facendo oppi oppi per l’eternità,

Allargò le braccia con i palmi in fuori e strinse le spalle.

La carozzina  senza il freno di quelle mani nodose, si avviò per la discesa. La Lupa lanciò un grido e pazza in volto si lanciò all’inseguimento. La carrozzella fece la curva su due ruote, prese l’abbrivio,  imboccò il ponte in scivolata che sembrava il carretto di Sciumachero, e si schiantò contro il parapetto.

La carozzina si fermò mentre quello che c’era dentro proseguì ad arco e per fortuna il fiume sotto era in secca così non andò perso.

La lupa, fuori di sè guaiva e si strappava le vesti.

‘Ntoni dal canto suo, rimase prima zitto, poi scoppiò in una risata così sconnessa che le comari si fecero il segno della croce.

”Oh, che tu se’ grulla - disse- cambiando anche accento - l’è uno scherzo! È solo una bambola, chè la creatura l’ho lasciata dalla  zia.

E rideva, rideva, mentre la Lupa gli si avvicinava.


Sepellirono ‘Ntoni assieme con il martello la domenica, festa di Santa Cecilia e anche veglia del Patrono, che siccome coincideva con l’Ascensione, al funerale non ci andò nessuno. Al becchino  poi gli venne l’alzeimero e non si seppe più dove l’avevano sepolto ‘Ntoni.

Ora il postino gli parla alla Lupa e lo si vede andare per il tratturo con la carrozzella.

Lei gli grida: ”Turiddo ‘ndo cacchio vai ?” e le comari dietro le persiane, stramazzano come mosche.

 

la Pupa,

di Valentino Szemere con mille ringraziamenti a Giovanni Verga.

Un attimo di follia... ispirata dalla nascita di Francesca e richiami scolastici.

Agosto 1999