Fra le molte abusate, bistrattate e incomprese parole del nostro parlare quotidiano, vi sono: ottimista e pessimista. Al di là delle note battute (un pessimista è un ottimista ben informato) vi è un connotato negativo in entrambe. Un ottimista sembra essere  qualcuno un po` ingenuo, privo di senso pratico o incapace di vedere la realtà – è più “macho” essere cinici che ottimisti – il pessimista qualcuno che rovina la festa, frena gli entusiasmi, pre-giudica male.


Credo che a queste parole andrebbe tolta la relazione con il futuro: essere ottimista non è la capacità di prevedere il meglio, ma la capacità di vederlo nel presente anche quando sembra essere sopraffatto dal peggio.


La strada che porta a casa mia è una strada di montagna. Da un lato è percorsa da una barriera che la separa dal vuoto della valle, dall’altro da un’alternanza di vecchi muri a secco, muraglioni di cemento e roccia viva. In certo punti lo spazio tra il cordolo e la roccia è una specie di aiuola involontaria, traboccante di erba e fiori selvatici.


Alcune volte all’anno il comune invia una squadra di angeli arancione a sottomettere la natura.


Sono passato non molto tempo fa incontrandoli: camioncino arancione, dovizia di segnali, arnesi sparsi sul marciapiede, taniche di benzina, cumuli di rami, scope di saggina. Un omone procedeva lento lungo la striscia d’erba in una nuvola di polvere, sassi e foglie. Un omone grande, barbuto, come un Dio Vulcano con lo Zacky Boy - quell’arnese con un filo rotante - al posto del martello.


Davanti a lui la sfida selvaggia di una natura grata per le piogge, dietro di lui la spazzola verde  e ispida dell’erba tagliata. Inarrestabile come un’Attila retribuito, sembrava che davvero dopo di lui non sarebbe mai più cresciuta l’erba.



Tornando alla sera, ho dovuto fermarmi: la strada era perfettamente scopata di ogni traccia, fino in fondo al rettilineo si vedeva la striscia verde, ispida e perfetta lungo la strada.


Ma qui, davanti a me, c’era un mazzo incredibile di fiori arancione. Compatto, prorompente, messo ancor più in risalto dall’erbetta bassa che lo circondava.

Margherite arancioni cresciute chissà come sul ciglio della strada, che il mio dio Vulcano aveva accuratamente evitato con il suo filo rotante.


Non so se le regole comunali prevedano la salvaguardia dei fiori arancione, ma vorrei pensare di no, preferisco pensare che  quel signore, il cui compito è tagliare e disboscare, che fatica per ore sotto il sole o la pioggia, che non necessariamente passerà ancora da quella strada, abbia pensato che un mazzo di fiori non dava fastidio, che anzi era bello e andava salvato.


Perché, vedete, sono un ottimista.

 

I fiori del ciglio

Breve storietta per bambini

e adulti

ottobre 2006